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Italia, vittoria storica contro la Scozia: ad un passo dal Mondiale T20 di cricket

 

T. Worden                                                        9 luglio 2025

Oggi è un giorno che potrebbe cambiare per sempre la storia del cricket italiano. A Voorburg, in Olanda, l’Italia ha battuto la Scozia in una partita incredibile, che porta gli Azzurri ad un passo dalla qualificazione al Mondiale T20 del 2026 in India e Sri Lanka. Un sogno costruito passo dopo passo da un progetto partito nel 2023 grazie alla visione di Gareth Berg, leggenda del cricket italiano, con un obiettivo chiarissimo: portare l’Italia a giocarsi un Mondiale T20.

Un sogno solo sfiorato nel 2023, quando l’Italia si era fermata alla finale regionale europea, arrivando terza dietro Irlanda e Scozia. Da allora sono rimasti Marcus Campopiano, Crishan Kalugamage, Gian-Piero Meade, Syed Naqvi, i fratelli Ben e Harry Manenti, Justin e Anthony Mosca, Jaspreet Singh e Grant Stewart. Sono invece usciti giocatori come Wayne Madsen, oggi capitano del Derbyshire, e non è mai arrivato Spencer Johnson, che si è poi guadagnato un posto da titolare nell’Australia.

 

Una nazionale che si è evoluta come il rugby:

 

Nel frattempo l’Italia del cricket si è rafforzata, prendendo esempio proprio dal rugby italiano, che con Conor O’Shea aveva aperto le porte a oriundi e talenti in grado di elevare il livello. Oggi è John Davison — un po’ come Gonzalo Quesada nel rugby — a portare un gioco più moderno e adatto agli alti livelli agli Azzurri, dopo il lavoro pionieristico di Gareth Berg. Così nella nazionale di cricket troviamo Emilio Gay, stella del Durham e recentemente convocato negli England Lions, e Tommy Draca, il lanciatore italiano protagonista nelle ricchissime leghe T20 di mezzo mondo.

Il capitano è Joe Burns, uomo da 4 “centuries” con l’Australia nei test match — il formato più lungo e elitario, da cinque giorni di gioco, riservato solo a dodici nazioni “storiche”. Un contrasto meraviglioso: Burns oggi guida l’Italia nel T20, un cricket rapido, televisivo, universale, che ha aperto le porte a storie come questa. Non a caso il T20 è il formato entrato nelle prossime Olimpiadi di Los Angeles, e già nell’ultima Coppa del Mondo si è passato da 16 a 20 squadre, dando anche all’Italia la chance di sognare.

 

Il racconto della partita:

 

L’Italia arrivava a questa sfida dopo la vittoria contro Guernsey e la partita interrotta per pioggia contro Jersey. Contro la Scozia, stra-favorita dai pronostici, serviva una mezza impresa — e i ragazzi di Burns l’hanno compiuta.

In battuta, gli Azzurri hanno chiuso con un ottimo 167/6: Burns sottotono con 8 da 8, ma Emilio Gay devastante con un 50 su 21 palle, e la solita solidità di Grant Stewart (44 da 27) insieme a Harry Manenti (38) che hanno trasformato un preoccupante 94-5 in un totale molto competitivo.

La Scozia ha subito perso terreno, con 29/2 quando mancavano ancora 7 palle alla fine del power play, ma il drop clamoroso su George Munsey ha rimesso tutto in discussione: Munsey ha ringraziato, è arrivato a un “half-ton” e sembrava poter trascinare i suoi.

Qui è uscita tutta la lucidità del capitano Burns, che ha rischiato un altro over di Jaspreet Singh invece di affidarsi subito ai suoi lanciatori più esperti. Singh ha limitato i danni, consentendo a Harry Manenti di tornare e far fuori proprio Munsey, ribaltando l’inerzia del match. Stewart ha poi chiuso un penultimo over preciso, lasciando a Leask l’onere di affrontare l’ultimo.

 

Un ultimo over da thriller:

 

Alla Scozia servivano 26 punti da 6 palle, un’impresa quasi impossibile: significava fare più di 4 punti per ogni lancio legale. Ricordiamo che un colpo che supera la linea di fondo con un rimbalzo vale 4 punti, mentre se va direttamente oltre senza toccare terra sono 6 punti, come una sorta di home run nel baseball.

Alla prima palla dell’ultimo over, Manenti elimina subito Leask: colpisce alto, la palla sembra destinata oltre, ma sotto c’è Benjamin Manenti che la prende in sicurezza. Sembra fatta, ma entra Cross e colpisce immediatamente un fuori campo da 6, riaccendendo le speranze scozzesi. Ora alla Scozia servono 20 da 4.

La tensione sale e si vede: Manenti lancia due wide, ovvero palle troppo lontane perché il battitore possa giocare, che regalano un punto automatico alla Scozia e costringono a ripetere il lancio. Non solo: nella confusione gli scozzesi corrono e scambiano anche i battitori, guadagnando un altro punto. All’improvviso la Scozia si ritrova a dover fare 16 da 4 palle, con Berrington — il battitore più in forma insieme a Munsey — pronto a colpire.

E come se non bastasse, arriva un’altra wide. Adesso il calcolo diventa spietato: alla Scozia bastano 15 punti da 4 lanci legali, che significa poter sperare in due colpi da 6 e uno da 4. Improvvisamente, da missione disperata la partita sembra passata nelle mani scozzesi.

Burns si avvicina, parla con Manenti, e il giovane ritrova la calma. Da lì la Scozia non trova più colpi grossi, solo singoli, fino all’ultima palla che chiude la partita: Cross colpisce alto, ancora Benjamin Manenti sotto la palla, e finisce lì.

Harry Manenti porta a casa un 5-fer (5 wicket per soli 31 punti concessi) da man of the match, a cui si aggiungono i suoi 38 con la mazza. Una partita monumentale, co-firmata da Grant Stewart, che con quel 44 da 27 e appena 20 punti concessi nei suoi 4 over, aveva tenuto in piedi l’innings azzurro proprio quando serviva

 

Adesso il Mondiale è a un passo:

 

Grazie a questo successo l’Italia è prima nel girone europeo. Basterà evitare un tracollo contro l’Olanda venerdì (ore 16 italiane, diretta gratuita su ICC.tv) per coronare il sogno: anche una sconfitta potrebbe bastare, purché non pesante, grazie alla miglior differenza punti del torneo.

Come ha detto Burns nell’intervista post partita: «Noi affrontiamo ogni gara con l’obiettivo di vincere il Mondiale». Noi, più prudenti, ci accontentiamo di qualificarci. Ma una volta lì, chi ci vieta di sognare?

 

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